Cercare non è come trovare

“Quando qualcuno cerca,” rispose Siddhartha “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo.
Cercare significa: avere uno scopo.
Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non avere scopo.
Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi”.

SIDDHARTHA, Hermann Hesse images

Portami via

Tu portami via
dalle ostilità dei giorni che verranno
dai riflessi del passato perché torneranno
dai sospiri lunghi per tradire
il panico che provoca l’ipocondria

Tu portami via
dalla convinzione di non essere abbastanza forte
quando cado contro un mostro più grande di me
consapevole che a volte basta prendere la vita cosi com’è
cosi com’è imprevedibile

Portami via dai momenti
da questi anni invadenti
da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
amore mio portami via

Tu portami via
quando torna la paura e non so più reagire
dai rimorsi degli errori che continuo a fare
mentre lotto a denti stretti
nascondendo l’amarezza dentro a una bugia

Tu portami via
se c’è un muro troppo alto per vedere il mio domani
e mi trovi lì ai suoi piedi con la testa fra le mani
se fra tante vie d’uscita mi domando quella giusta chissà dov’è
chissà dov’è, è imprevedibile

Portami via dai momenti
da tutto il vuoto che senti
dove niente potrà farmi più del male ovunque sia
amore mio portami via

Tu, tu sai comprendere
questo silenzio che determina il confine
fra i miei dubbi e la realtà
da qui all’eternità tu non ti arrendere

Portami via dai momenti
da questi anni violenti
da ogni angolo di tempo
dove io non trovo più energia
amore mio portami via

Fabrizio Moro – Portami via

Se vuoi provarci fallo fino in fondo

Rotola i dadi.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Altrimenti non iniziare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Ciò potrebbe significare
perdere ragazze, mogli,
parenti, lavori
e forse la tua mente.
Fallo fino in fondo.
Potrebbe significare
non mangiare per 3 o 4 giorni,
potrebbe significare
gelare in una panchina nel parco,
potrebbe voler dire prigione,
potrebbe voler dire derisione,
scherno, isolamento.
L’isolamento è il regalo.
Tutti gli altri sono
per te una prova della tua resistenza,
di quanto realmente desideri farlo.
E lo farai,
nonostante il rifiuto
e le peggiori avversità.
E sarà meglio di qualsiasi altra cosa
tu possa immaginare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo,
non ci sono altre sensazioni
come questa.
Sarai solo con gli dei
e le notti
arderanno tra le fiamme.
Fallo.
Fallo.
Fallo.
Fino in fondo.
Fino in fondo.
Guiderai la vita fino alla
risata perfetta.
È l’unico buon combattimento che c’è.

Charles Bukowski

Dentro di noi sappiamo chi siamo

Sono profondamente convinta che ognuno di noi conosce se stesso, e quindi i propri pregi, difetti e limiti. Possiamo non ammetterli davanti agli altri per paura di non essere compresi oppure per una nostra insicurezza o debolezza, ma dentro di noi sappiamo chi siamo.

Da questo punto di vista, per quanto mi riguarda, ritengo di essere fortunata, perché so riconoscere i miei limiti e le cose su cui devo lavorare per migliorare, tanto che su alcune di queste già so di aver fatto dei progressi nel corso della mia vita. Per altre, invece, ho ancora un po’ di strada da fare. Comunque il primo inevitabile passo è sempre quello di accettare il ‘problema’, poi da lì muoversi per risolverlo.

Assodato ciò, so anche quali sono i miei punti di forza. Soprattutto quando si tratta di rapporti interpersonali. E su questo voglio soffermarmi. Sono una persona “open mind” e comprensiva, sempre disponibile al confronto e all’ascolto, ma poi ci sono valori in cui credo fortemente e cose su cui non transigo facilmente, anzi. “E qui casca l’asino”. Sincerità e rispetto sono alla base di tutto, il punto di partenza per qualsiasi tipo di relazione, che si tratti d’amore, d’amicizia o di lavoro cambia poco.

Quando mi fermo a pensare ai rapporti che ho (o ho avuto) con le persone che hanno incrociato il mio cammino, a volte mi viene quasi voglia di pentirmi per essere come sono, perché il mio carattere mi porta a dare tutto il bene che posso a qualsiasi persona che mi ritrovo davanti, senza fare particolari distinzioni. Può trattarsi anche di una persona appena conosciuta in metro. E per bene non intendo per forza un sentimento forte, quello lo si matura col tempo ovviamente, ma mi riferisco alle cose che fanno stare bene chiunque. Credo sia naturale per ognuno di noi  quando incontriamo qualcuno di cui capiamo che possiamo fidarci ‘approfittare’ di ciò. E’ talmente raro trovare persone vere, ma vere veramente, che figuriamoci se le lasciamo andare facilmente. E possiamo approfittarne in due modi ben distinti: o in positivo, prendendo tutto il buono che ci viene dato ricambiando allo stesso modo, ringraziando il cielo per il raro tesoro trovato, oppure nel senso più comune del verbo, servendoci della bontà della persona per perseguire esclusivamente determinati scopi, e quindi egoisticamente. E quando ti ritrovi ad essere la ‘vittima’ del secondo caso ecco che scatta il senso di pentimento per essere come si è, leale. In realtà questo è proprio il momento in cui dobbiamo essere grati a noi stessi per essere così e trarre la forza da queste sventure per non cadere mai ai livelli di chi, invece, è senza cuore e povero dentro.

“Non si elemosinano parole d’amore. Se non ti va di dirmele, non farlo. Se non te la senti di portarmi la tua carezza, tienila. Io, piano piano, smetterò di aspettarla. E, se un Dio mi assiste, anche di desiderarla.”

“Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare”

In seguito alla partecipazione della nota giornalista sportiva Diletta Leotta al Festival di Sanremo, su twitter si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica. In particolare il tutto è stato scaturito da un commento fatto sul social dalla presentatrice tv Caterina Balivo, il quale recitava testualmente: “Non puoi parlare con quel vestito e con la mano che cerca di allargare lo spacco della gonna”. E, ancora più spiacevole, è stato leggere poi altri commenti simili che, invece di farle capire la gravità di quanto detto, le hanno dato manforte. E anche qui, tra i vari, si leggono nomi di giornalisti e persoggi noti, quali Gabriele Parpiglia e Elisa D’Ospina.

Una regola che vale indistamente per tutti è quella di contare sempre fino a 10 (se intellettualmente si è tra i più fortunati) prima di sparare qualsiasi tipo di sentenza, poi aumentare il conteggio se lo si fa in piazze virtuali come sono i social network e ancora di più se si è un personaggio pubblico la cui visibilità non è per nulla circoscritta e la risonanza può essere particolarmente rilevante. Se poi l’argomento trattato è delicato come episodi di hackeraggio, violazione della privacy fino a sfiorare temi sempre più delicati, allora il “fly down” è d’obbligo perché a scivolare con i 140 caratteri di twitter è un attimo.

La Leotta indossava un vestito ‘vedo non vedo’, che poi fosse più ‘vedo’ o più ‘non vedo’ la sostanza cambia poco. Ciò che non deve cambiare è l’inammissibilità nel fare un’associazione tra ciò che ognuno di noi liberamente decide di indossare e ciò che gli altri decidono di fare su/con la nostra persona. Se noi mettiamo un abito più o meno scollato o una gonna con un spacco vertiginoso questo non implica che gli altri debbano decidere per noi gli argomenti sui quali possiamo esprimerci o meno. O, peggio ancora, se una persona veste in maniera provocante questo non significa che possa ricevere violenza per la serie “se l’è cercata”, perché anche se i personaggi sopra menzionati non hanno detto questo e molto probabilmente nemmeno alludevano a ciò (spero!), questo è il messaggio che purtroppo hanno fatto passare e che i più hanno recepito. Che sia per i tweet scritti in modo ambiguo o che sia a causa del numero di caratteri limitati messi a disposizione da twitter, questo è il messaggio che si è letto tra le righe.

L’argomento per cui la giornalista sportiva, Diletta Leotta, è stata invitata al 67esimo Festival di Sanremo riguarda l’incresciosa vicenda capitatale la scorsa estate quando alcuni hacker le hanno rubato dal suo profilo “iCloud” alcune sue foto e video privati che poi sono stati diffusi e pubblicati in rete. Il tutto rappresenta una questione seria e delicata e muovere delle critiche a riguardo senza preoccuparsi minimante di ciò che si sta dicendo è imbarazzante.

“Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare.”