In fiamme la scritta “Dux” sul monte Giano

Incendi, brucia la scritta “Dux” sul monte Giano. Il sindaco di Antrodoco: “In fumo un pezzo della nostra identità”

1504029669412.jpg--monte_giano__doloso_l_incendio_che_ha_danneggiato_la_scritta__dux_
monte Giano

Quando si dice che la storia non va dimenticata, ma va ricordata, è vero! Magari però proprio per non ripetere gli stessi errori…e siccome la scritta dux, fatta per la prima volta nel 1939 – e diciamo che in quel dato momento storico poteva pure starci – è stata poi restaurata anche in anni più recenti…ora, pensandola alla “non tutti i mali vengono per nuocere” – perché il fatto che i poveri alberi ci siano andati di mezzo è un male, sarebbe bastato piantarne altri lì vicino – e che più di “monumento nazionale” si tratta di “vergogna nazionale”, non si potrebbe finalmente restaurare con un’altra scritta…tipo “libertà”? Quella stessa libertà che tutti oggi abbiamo di esprimerci e che se fosse stato altrimenti non avremmo avuto…quella libertà alla quale dovremmo inneggiare e che tutti dovremmo difendere. Quella libertà che forse oggi diamo per scontata, ma che è distante anni luce da quel tipo di regime totalitario che voleva imporre delle direttive e far mutare in modo radicale il modo di pensare e di vivere della società. Perché se è vero che oggi il nostro governo non è per nulla invidiabile, che i politici non si sa quale ideologia perseguano, è anche vero che la libertà di espressione – e non solo – che abbiamo (partendo dalle pù semplici “scene di vita quotidiana”) è ciò che più mancava a coloro che hanno vissuto negli anni a cavallo del regime fascista. Ma forse ai giorni nostri è una cosa talmente banale che non tutti riescono a rendersi conto della sua importanza. E allora alcuni sarebbe proprio il caso di mandarli a farsi una gita indietro nel tempo.
E poi, p
er formare la scritta “libertà”, che suona anche meglio a leggerla ad alta voce, ci vorrebbero più alberi e il monte Giano sarebbe ancora più al sicuro da eventuali frane e, last but not least, ci sarebbe anche più ossigeno per tutti dato che a quanto pare quello che c’è nell’aria non è sufficiente per tutti i cervelli!

Cercare non è come trovare

“Quando qualcuno cerca,” rispose Siddhartha “allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo.
Cercare significa: avere uno scopo.
Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non avere scopo.
Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi”.

SIDDHARTHA, Hermann Hesse images

Portami via

Tu portami via
dalle ostilità dei giorni che verranno
dai riflessi del passato perché torneranno
dai sospiri lunghi per tradire
il panico che provoca l’ipocondria

Tu portami via
dalla convinzione di non essere abbastanza forte
quando cado contro un mostro più grande di me
consapevole che a volte basta prendere la vita cosi com’è
cosi com’è imprevedibile

Portami via dai momenti
da questi anni invadenti
da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
amore mio portami via

Tu portami via
quando torna la paura e non so più reagire
dai rimorsi degli errori che continuo a fare
mentre lotto a denti stretti
nascondendo l’amarezza dentro a una bugia

Tu portami via
se c’è un muro troppo alto per vedere il mio domani
e mi trovi lì ai suoi piedi con la testa fra le mani
se fra tante vie d’uscita mi domando quella giusta chissà dov’è
chissà dov’è, è imprevedibile

Portami via dai momenti
da tutto il vuoto che senti
dove niente potrà farmi più del male ovunque sia
amore mio portami via

Tu, tu sai comprendere
questo silenzio che determina il confine
fra i miei dubbi e la realtà
da qui all’eternità tu non ti arrendere

Portami via dai momenti
da questi anni violenti
da ogni angolo di tempo
dove io non trovo più energia
amore mio portami via

Fabrizio Moro – Portami via

Se vuoi provarci fallo fino in fondo

Rotola i dadi.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Altrimenti non iniziare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo.
Ciò potrebbe significare
perdere ragazze, mogli,
parenti, lavori
e forse la tua mente.
Fallo fino in fondo.
Potrebbe significare
non mangiare per 3 o 4 giorni,
potrebbe significare
gelare in una panchina nel parco,
potrebbe voler dire prigione,
potrebbe voler dire derisione,
scherno, isolamento.
L’isolamento è il regalo.
Tutti gli altri sono
per te una prova della tua resistenza,
di quanto realmente desideri farlo.
E lo farai,
nonostante il rifiuto
e le peggiori avversità.
E sarà meglio di qualsiasi altra cosa
tu possa immaginare.
Se vuoi provarci,
fallo fino in fondo,
non ci sono altre sensazioni
come questa.
Sarai solo con gli dei
e le notti
arderanno tra le fiamme.
Fallo.
Fallo.
Fallo.
Fino in fondo.
Fino in fondo.
Guiderai la vita fino alla
risata perfetta.
È l’unico buon combattimento che c’è.

Charles Bukowski

Dentro di noi sappiamo chi siamo

Sono profondamente convinta che ognuno di noi conosce se stesso, e quindi i propri pregi, difetti e limiti. Possiamo non ammetterli davanti agli altri per paura di non essere compresi oppure per una nostra insicurezza o debolezza, ma dentro di noi sappiamo chi siamo.

Da questo punto di vista, per quanto mi riguarda, ritengo di essere fortunata, perché so riconoscere i miei limiti e le cose su cui devo lavorare per migliorare, tanto che su alcune di queste già so di aver fatto dei progressi nel corso della mia vita. Per altre, invece, ho ancora un po’ di strada da fare. Comunque il primo inevitabile passo è sempre quello di accettare il ‘problema’, poi da lì muoversi per risolverlo.

Assodato ciò, so anche quali sono i miei punti di forza. Soprattutto quando si tratta di rapporti interpersonali. E su questo voglio soffermarmi. Sono una persona “open mind” e comprensiva, sempre disponibile al confronto e all’ascolto, ma poi ci sono valori in cui credo fortemente e cose su cui non transigo facilmente, anzi. “E qui casca l’asino”. Sincerità e rispetto sono alla base di tutto, il punto di partenza per qualsiasi tipo di relazione, che si tratti d’amore, d’amicizia o di lavoro cambia poco.

Quando mi fermo a pensare ai rapporti che ho (o ho avuto) con le persone che hanno incrociato il mio cammino, a volte mi viene quasi voglia di pentirmi per essere come sono, perché il mio carattere mi porta a dare tutto il bene che posso a qualsiasi persona che mi ritrovo davanti, senza fare particolari distinzioni. Può trattarsi anche di una persona appena conosciuta in metro. E per bene non intendo per forza un sentimento forte, quello lo si matura col tempo ovviamente, ma mi riferisco alle cose che fanno stare bene chiunque. Credo sia naturale per ognuno di noi  quando incontriamo qualcuno di cui capiamo che possiamo fidarci ‘approfittare’ di ciò. E’ talmente raro trovare persone vere, ma vere veramente, che figuriamoci se le lasciamo andare facilmente. E possiamo approfittarne in due modi ben distinti: o in positivo, prendendo tutto il buono che ci viene dato ricambiando allo stesso modo, ringraziando il cielo per il raro tesoro trovato, oppure nel senso più comune del verbo, servendoci della bontà della persona per perseguire esclusivamente determinati scopi, e quindi egoisticamente. E quando ti ritrovi ad essere la ‘vittima’ del secondo caso ecco che scatta il senso di pentimento per essere come si è, leale. In realtà questo è proprio il momento in cui dobbiamo essere grati a noi stessi per essere così e trarre la forza da queste sventure per non cadere mai ai livelli di chi, invece, è senza cuore e povero dentro.

“Non si elemosinano parole d’amore. Se non ti va di dirmele, non farlo. Se non te la senti di portarmi la tua carezza, tienila. Io, piano piano, smetterò di aspettarla. E, se un Dio mi assiste, anche di desiderarla.”